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Piccoli Cantieri, come gestirli?

Come da titolo vorrei affrontare la problematica delle terre e rocce da scavo, dove fino a qualche anno fa, si vagava nel caos più totale.

Per fortuna il 13 Giugno 2017 è uscito l’atteso D.P.R. 120 che ha definitivamente dettato le linee guida per la gestione di questi materiali.

Oggi vorrei parlarvi in atto pratico di come gestire terre e rocce da scavo nei piccoli cantieri, sia perché essi rappresentano la maggioranza dei casi e anche perché ai
grandi cantieri possono sorgere altre problematiche, come quelle della caratterizzazione ambientale, che approfondiremo in un altro articolo.

Ma cosa significa piccolo cantiere?

Viene definito piccolo cantiere dallo stesso DPR, il cantiere in cui vengono prodotti terre e rocce da scavo non superiori a 6000 mc.

Per ogni piccolo cantiere, se il terreno non viene riutilizzato nello stesso sito, esso può essere conferito in un altro luogo in via momentanea o definitiva mediante una Dichiarazione di Utilizzo ai sensi dell’art. 21 del D.P.R. 120.

Attenzione questa dichiarazione deve essere inviata almeno 15 giorni prima dell’inizio dei lavori all’ente di controllo ARPA!

Trascorsi i 15 giorni, in mancanza di comunicazione da parte dell’ente di controllo, si ha il tacito assenso al trattamento delle terre e rocce da scavo.

In caso di modifiche sostanziali quali:

  • un aumento del volume in banco in misura superiore al 20% delle terre e rocce da scavo;
  • destinazione delle terre e rocce da scavo ad un sito di destinazione o ad un utilizzo diversi da quelli in precedenza indicati;
  • la destinazione delle terre e rocce da scavo ad un sito di deposito intermedio diverso da quello in precedenza indicato;
  • la modifica delle tecnologie di scavo

è possibile prorogare le tempistiche dichiarate una sola volta e mantenendo una durata massima delle operazioni di sei mesi.

Finita questa breve sintesi dei punti essenziali del DPR per i piccoli cantieri, passo a spiegarvi all’atto pratico di come io mi comporto sul cantiere per la redazione del piano di utilizzo.

Per operare dobbiamo tenere bene in mente e scaricare in download questi tre allegati dello stesso dpr 120, ovvero:

ALLEGATO 6 – Scheda di comunicazione di dichiarazione di utilizzo;
ALLEGATO 7 – Documento di trasporto;
ALLEGATO 8 – Dichiarazione di avvenuto utilizzo;

Consiglio vivamente e lo ribadirò anche in seguito, di lasciare sempre in cantiere una copia di questi documenti, che ora andremo ad approfondire.

Prima di iniziare a riempire l’Allegato 6, dobbiamo accertarci del sito di destinazione, ovvero se esso risulti un sito autorizzato al conferimento di terre e rocce da scavo come sottoprodotti.

Normalmente questi materiali si riutilizzano in siti autorizzati al ripristino ambientale (ad esempio ex-cave), o se si vuole portare il terreno in un sito apposito, bisogna avviare una procedura di “caratterizzazione” per attestarne la compatibilità…vi suggerisco per semplicità di trovare un sito già autorizzato ed acquisirne la documentazione.

Successivamente dobbiamo accertarci che le nostre terre e rocce siano catalogabili come sottoprodotti, e quindi escano fuori la normativa dei rifiuti (Titolo IV del dpr 120).

È possibile accertarsi di questo solo mediante analisi chimica ai sensi dell’Allegato 5, Parte Quarta, Titolo V, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, più precisamente che il terreno rispetti limiti dei parametri della TAB. 1 colonna A o B (in base alla destinazione d’uso).

Se uno dei parametri dovesse superare il limite consentito, il terreno va trattato come rifiuto e quindi sottoposto a smaltimento.

In questa fase rivolgetevi ad un laboratorio accreditato, che sicuramente vi saprà aiutare se non siete molto esperti di rapporti analitici.

Passiamo ad uno dei punti pratici principali di un piano di riutilizzo, ovvero il campionamento del materiale da sottoporre ad analisi.

Questo punto viene descritto nell’ALLEGATO 1 del DPR 120 dove vengono date una serie di informazioni su come procedere e principalmente si indentifica il numero dei punti di indagini e le eventuali profondità, ecco un piccolo estratto dei criteri principali:

Noi parliamo di piccoli cantieri, e mi sono spesso trovato a non riuscire ad effettuare quanto descritto sopra per ovvi motivi economici, per esempio, se ho un’area di 300 metri quadrati da sbancare ad una profondità di tre metri, da decreto dovrei effettuare 3 campioni per 3 punti di indagine per un totale di 9 rapporti analitici.
dato che il costo di un’analisi da listino si aggira sui 250€, troverete committenze ed imprese non disposte a pagare tali cifre solo per i rapporti analitici.

Fermo restando che queste valutazioni vanno effettuate cantiere per cantiere, come ci comportiamo in casi del genere?

Confrontandomi sempre con gli organi di controllo, mi appello sempre al principio di rappresentatività del sito, vi mostro un esempio di un piano effettuato in un cantiere non molto tempo fa.

Parliamo di uno sbancamento per platea di un nuovo fabbricato e per prima cosa individuo l’area e la suddivido come da DPR 120, ovvero in una disposizione a griglia (con i lati di ogni maglia non inferiori ai 10 m) dove all’interno individuo i punti di prelievo (mai inferiori a 3) in maniera sistematica cercando di coprire il più possibile l’intera area di scavo.

Non avevamo necessità di raggiungere grandi profondità per questo abbiamo provveduta a realizzare nei punti di indagine scelti, dei “pozzetti” di prelievo mediante pala meccanica.

Per ogni pozzetto si è provveduto a fare il prelievo del materiale mediante “campionamento composito su singola parete” ovvero raschiando la parete dello scavo partendo dal fondo fino la superficie.

Raggruppo i cinque prelievi effettuati su di un telo a formare un unico cumulo, per poi sullo stesso effettuare una operazione di riduzione volumetrica chiamata di “quartatura” da ripetere fino ad una riduzione rappresentativa per un campione da laboratorio.

In atto pratico….

Analizzato il campione, se tutti i parametri rientrano entro i limiti, possiamo affermare che la nostra area è esente da agenti particolarmente inquinanti, ma attenzione… se l’analisi dovesse avere esito positivo, allora dovremmo andare ad indentificare ,quale zona del sito, presenta effettivi problemi con ulteriori indagini ed analisi… per esperienza questo accade molto di rado, anche perché a monte possiamo già risalire alle attività pregresse sul sito… per capirci io non consiglierei mai un approccio del genere su un ex sito industriale.

A questo punto siamo pronti per spedire via PEC il tutto (ALLEGATO 6, Autorizzazione sito di destinazione, Relazione + Analisi per Terre e Rocce da scavo come sottoprodotti) all’ufficio ARPA competente, in mancata risposta dopo 15 giorni dalla consegna, alla data prestabilita possiamo iniziare in nostri lavori di movimentazione terreno.

Consegnammo al trasportatore il modulo ALLEGATO 7 riempito di tutte le sue parti, io insieme faccio sempre aggiungere una copia del piano di riutilizzo completo con le PEC di invio, cosi in caso subisse un controllo durante il trasporto, riuscirebbe a dimostrare con chiarezza la natura del materiale trasportato.

Terminati i lavori, a chiusura dell’iter della gestione delle terre e rocce da scavo, vai inviato allo stesso distretto ARPA il modulo ALLEGATO 8 D.A.U. (Dichiarazione Avvenuto Utilizzo), dove si attestano le avvenute operazioni con giusti quantitativi trasportati.

Nonostante questa materia risulti semplice solo in apparenza, spero di esservi stato utile, all’atto pratico, di come gestire delle terre e rocce da scavo in piccoli cantieri.

Per i cosiddetti grandi cantieri usciamo al di fuori delle semplificazioni dell’art. 21, dove si esegue un iter autorizzativo mediante un piano di utilizzo più dettagliato,
con indagini più precise, ed in accordo con gli enti competenti di controllo.

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