Cappotto tradizionale o multiriflettente?

Quest’articolo è stato realizzato in collaborazione con Innovative Solution s.a.s. azienda abruzzese tecnico/commerciale leader nei sistemi di isolamento e consolidamento, e per il quale vi invito a visitare i loro profili social ed apprezzare la qualità delle loro soluzioni.

Essendo travolti in pieno dall’onda Ecobonus 110%, mi premeva analizzare alcune differenze per uno degli interventi trainanti dell’incentivo, ovvero la coibentazione delle superfici opache o brutalmente detto “cappotto”, ed andremo ad analizzare le differenze prestazionali ed applicative del sistema tradizionale realizzato con i classici materiali termoisolanti, ed il sistema realizzato con il materiale multi-riflettente.

Prima di addentrarci in analisi dettagliate dei due sistemi andiamo a vedere di che materiali parliamo, nella coibentazione tradizionale troviamo materiali isolanti formati da pannelli di diversi materiali, principalmente polistirene espanso, la fibra di legno, il sughero, il poliuretano, la lana di roccia e fibra di vetro, ognuno con caratteristiche differenti ma, come vedremo in avanti, con il medesimo principio di funzionamento.

 

 

Il materiale multi-riflettente invece è costituito da una serie di film riflettenti e relativi materiali separatori (ovatte, schiume, lana), tali film vengono sovrapposti in maniera alternata in modo da formare un unico strato di contenute dimensioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma quali sono le differenze Prestazionali dei due sistemi?

Sappiamo che la dispersione del calore attraverso una parete avviene per i fenomeni fisici di conduzione, irraggiamento e convezione.

 

 

Ed è proprio su questi principi che si basano le differenze principali, i sistemi con pannelli tradizionali agiscono unicamente sul principio di conduzione, ovvero sul flusso termico che li attraversa, e questa caratteristica, a parità di qualità del materiale, li rende strettamente legati al loro spessore.

I sistemi multi-riflettente agiscono invece sul principio di irraggiamento ovvero su quella parte incidente dei raggi solari che colpisce la parete, e grazie alla sua capacità riflettente riesce quasi a garantire una schermatura al flusso termico rendendo praticamente minimo il principio di conduzione attraverso la parete. Questa loro caratteristica li rende unicamente dipendenti dalla qualità e conformazione dei vari stati del quale sono composti ma non li rende legati al loro spessore, ciò significa che a parità di prestazioni troviamo delle notevoli differenze di spessore tra un sistema e l’altro.

 

Già che abbiamo appena parlato di prestazioni dei materiali, tengo a spiegarvi particolarmente un concetto di grande importanza e che spesso sfugge, purtroppo anche a noi tecnici.

Le caratteristiche prestazionali della maggior parte dei materiali isolanti che troviamo in commercio, vengono sottoposti a prove in base alle norme convenzionali (ISO 8301, ISO 8302, UNI EN 12667, UNI EN 12664, UNI EN ISO 8497, UNI EN 1934) che prevedono l’utilizzo in laboratorio di attrezzature chiamate “camera calda” o “piastra calda con anello di guardia”, esse permettono di valutare la resistenza termica (R) di un isolante.

Più precisamente, il loro funzionamento consiste nell’ applicare su ogni faccia dell’isolante una temperatura differente, misurandone il flusso termico che lo attraversa. Questa misurazione prende in considerazione solo la differenza di temperatura tra una faccia e l’altra dell’isolante in regime stazionario, ovvero a temperatura costante.

Secondo voi, il solo calcolo della resistenza termica R può bastare per catalogare un isolante?

Assolutamente No! Nella realtà un isolante si trovano ad affrontare grandi variazioni di temperatura (escursione termica tra giorno e notte), umidità, vento, differenze di pressione e radiazioni solari, tutte condizione ben lontane da quelle ideali simulate in laboratorio.

Quindi oltre ai classici parametri che possiamo trovare in scheda tecnica, un isolante va valutato per la sua resistenza nel tempo, la sua tenuta all’aria ed all’impenetrabilità nei confronti di acqua e umidità.

“Un buon isolante è quello in grado di reagire a tutti i parametri climatici che possono influenzare le sue prestazioni!”

Passiamo ora, come nostro solito, dalla teoria alla pratica. Nonostante non è mio mestiere spiegare come effettuare la posa in opera di un cappotto, e tantomeno sono la persona più adatta nello scendere nei particolari delle varie applicazioni, non posso però non farvi notare questa differenza e lasciarvi alle vostre considerazioni.

Nel cappotto tradizionale l’aderenza del materiale isolante alla parete viene garantita da prodotti “incollanti”, mentre il materiale multi-riflettente viene posizionato completamente a “secco” ovvero mediante ancoraggio meccanico (graffe o tasselli) su guide in legno o in materiale metallico.

Il web è pieno di immagini di installazioni tradizionali, invece, grazie alla collaborazione con Innovative Solution s.a.s. vi mostro delle foto applicative di un sistema multi-riflettente direttamente da un cantiere su cui si è avuta la necessita, prima di un consolidamento strutturale, e successivamente di un intervento energetico dell’involucro.

 

 

Arriviamo alla fine di questa disamina e rispondiamo ad una domanda classica.… quale delle due soluzioni è la migliore?

A mio avviso, in parte ho già risposto prima, ed è chiaro che a parità di potere isolante, il futuro è orientato sempre di più su materiali di minor impatto. Ma come dico sempre non esistono casistiche uguali, ed ognuna va esaminata in ogni sua particolarità. Oltre a tutti gli aspetti tecnici analizzati, ne troviamo altri, di diversa natura, da non trascurare, come ad esempio può essere l’aspetto economico e che può variare dai materiali alla tipologia di posa in opera.

Con queste nozioni mi auguro di avervi lasciato delle buone basi su cui ragionare e sopratutto confrontatevi, sempre, con personale esperto e qualificato.

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