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Amianto, va sempre rimosso?

Affrontiamo un problema che tanti hanno ma spesso ignorano: l’Amianto. L’Amianto fu uno dei materiali più innovativi usati in edilizia negli anni 80, esso non è altro che un materiale minerale fibroso di matrice silicea facilmente reperibile in natura, nonostante le sue varie declinazioni possiamo distinguerlo per le sue fibre bianche (crisotilo) o fibre blu (crocidolite), quest’ultimo meno frequente del primo.

’’L’amianto veniva utilizzato per le sue caratteristiche isolanti ed in alcuni casi anche di rinforzo, ma con la legge 257 del 1992 ne fu definitivamente vietata produzione in tutte le sue forme, in quanto, le sue fibre se inalate, risultano altamente cancerogene….. ’’

Particolarmente nocivo per la salute fu ritenuto il fibrocemento, meglio conosciuto con Eternit, un composto di amianto e cemento particolarmente friabile. Il fibrocemento fu utilizzato per la realizzazione di serbatoi, canne fumarie, pareti, pavimentazioni ma soprattutto ne fu letteralmente abusato per la realizzazione di lastre e tegole per coperture!

Ora ditemi….. chi di voi non ne ha vista una?

Nel corso degli anni si susseguirono una serie di normative per il controllo e la dismissione di questi manufatti ed alla fine venne data facoltà ad ogni regione di creare delle procedure specifiche.

L’organo competente al controllo di questa problematica è la ASL (Azienda Sanitaria Locale), in Abruzzo, seguendo delle direttive nazionali, è stato emanato un apposito DGR n.101 del 11 febbraio 2013 contenente tutte le direttive per la gestione di materiali contenti amianto.

Come sempre mi piace raccontare le mie esperienze e quindi vi dirò cosa ne penso di queste linee guida e come interpretarle.

La domanda che più spesso mi fanno è: “Ingegnere ma se ho una copertura in amianto devo per forza rimuoverla?” Di pancia la mia risposta è sempre di si, e come si dice, via il dente via il dolore, ma spesso e volentieri bisogna fare i conti con l’esoso esborso economico necessario per queste operazioni, che rende il tutto molto problematico.

Tuttavia, se dovreste subire un esposto dal vostro vicino o un controllo di qualche organo di controllo, nella maggio parte dei casi, non vi obbligheranno mai lo stato di rimozione immediata, in quanto lo stesso DGR 101, sotto asseverazione di un tecnico, chiede di valutare l’effettivo stato di degrado della copertura o di qualsiasi altro materiale. Essendo stato chiamato diverse volte a redigere questa perizia vi elenco sinteticamente una procedura da seguire:

  • Eseguire un accurato sopralluogo visivo per l’identificazione dei m.c.a. (materiali contenenti amianto) presenti in opera e se ci sono dei rifiuti contenenti in m.c.a. o potenzialmente contaminati (in caso questi ultimi vanno subito smaltiti);
  • Successivamente redigo il verbale di ispezione ai sensi del DGR che poi consegnerò al cliente;
  • Effettuo una perizia tecnica accurata, riempendo le schede di valutazione per il degrado presente nello stesso DGR ed indentifico l’intervento da effettuare;
  • In caso di non-rimozione effettuo un idoneo programma di controllo dei m.c.a. per le attività di custodia e di manutenzione;

Sembra tutto facile, finché non ci addentriamo nella parte pratica di compilare correttamente le schede di valutazione del DGR. Queste schede sono divise in tre parti, mentre le schede II e III sono da riempire con dati generali e di agenti esterni alla copertura facilmente reperibili, la scheda I, chiede valutare parametri strettamente legati al materiale, questi parametri sono: consistenza, affioramento di fibre superficiali, n° di crepe o rotture, residuo di materiale friabile in gronda e presenza di stallatiti.

Come risolvo questi casi? Semplice, mi interfaccio sempre con il tecnico della ASL ed in accordo con lui adotto la strategia di valutazione più rappresentativa possibile.

Ultimamente mi sto attrezzando anche con delle ispezioni via drone, ma oltre a tutte le complicazioni per le autorizzazioni al volo, non sempre riesco ad arrivare a delle foto con il grado di dettaglio richiesto. Per capirci, vi riporto due esempi di foto ravvicinate per la valutazione di fibre affioranti.

Un altro aspetto importante che viene richiesto dal DGR e la valutazione mediante analisi del materiale di gronda da effettuare ogni 30 metri, parliamo di analisi qualitativa (presenza o assenza) da effettuare presso laboratori accreditati alle prove sull’amianto.

E se una copertura non ha canali di gronda? In quel caso mi cautelo assegnando il massimo punteggio nella scheda, anche perché su centinaia di analisi, purtroppo non ho mai riscontrato un caso di assenza fibre di amianto nel materiale polverulento di gronda.

Effettuate nel dettaglio queste valutazioni, le schede ci restituiscono un risultato chiamato “indice di danneggiamento” che, se superiore al 10%, ci dicono che il nostro materiale è da rimuovere entro un termine ben stabilito (da 6 mesi a 2 anni) se al di sotto del 10%, di applicare una procedura di controllo periodico (1-2 anni) per valutarne lo stato.

Arrivato a questo punto, prima di spedire il tutto al distretto ASL competente, redigo una relazione tecnica dove descrivo i criteri di valutazione, criticità di quanto analizzato e conclusioni, in allegato alla relazione aggiungo le schede di valutazione, un report fotografico dettagliato, verbale di campionamento ed analisi effettuate.

Se espressamente richiesto, allego anche un piano di manutenzione e controllo dove si individua un “responsabile” a cui viene assegnato l’onere di far mantenere le procedure di buona conservazione.

Arriviamo alle conclusioni e a cosa ne penso di questa vicenda. Di sicuro l’amianto non è un problema da trascurare e laddove vi è la possibilità di accedere a fondi per la sua rimozione io consiglio vivamente di farlo.

Lo stato di degrado dell’eternit dipende al 99% dalla qualità della sua matrice cementizia, mi è capitato di valutare elementi che nonostante avessero 40 anni di età, versavano in uno stato solido e compatto ed altre che si sgretolavano al sol sfiorare.

Il DGR 101 chiarisce parecchi aspetti pratici ma, a mio avviso, ci troviamo di fronte ad una classica linea guida redatta a tavolino tenendo poco conto delle realtà
esterne.

Se pure la rimozione di questi manufatti è partita anni fa, nel nostro territorio nazionale troviamo ancora un innumerevole quantità di casi, e non mi stupirebbe se molto presto uscisse una qualche ordinanza di rimozione forzata.

Trattandosi di materiale la cui durabilità non è eterna il mio consiglio e di anticipare il più possibile questa ipotesi ed avviare le procedure di rimozione ove possibile, in quanto ad oggi, essendoci scarsità di questi interventi o comunque non un obbligo diretto, si riescono ad avere ancora dei prezzi vantaggiosi.

Spero di avere reso il meglio possibile l’idea di questa spigolosa problematica e per qualsiasi dubbio o caso in particolare non esitate a contattarmi o a lasciare commenti, sarà ben lieto di condividere la mia esperienza in merito.

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